Il Krav Maga nasce da una necessità concreta, non da un’idea sportiva. È il risultato di una vita vissuta a contatto con il rischio, con la violenza vera. E la storia di chi lo ha creato, Imi Lichtenfeld, spiega tutto molto meglio di qualsiasi definizione tecnica.
Imi nasce a Budapest nel 1910, in una famiglia ebraica, ma cresce a Bratislava, in una zona di forti tensioni. Suo padre, Samuel, è un ex acrobata circense diventato capo della polizia locale: un uomo severo, ma giusto, che gli trasmette fin da piccolo un senso profondo di disciplina e controllo. Imi cresce tra gli allenamenti di lotta, la ginnastica, il nuoto, il pugilato. A 13 anni entra in un circo itinerante, ma è nei ring e nelle palestre che si distingue davvero: diventa campione nazionale di lotta libera, vince tornei di pugilato, si forma anche nel judo e nel ju-jitsu. Insomma, un atleta completo, curioso e preparato.
Foto online licenza Creative Commons e dalla pagina facebook Imi Lichtenfeld
Ma tutto cambia negli anni ’30. L’atmosfera in Europa si fa pesante, l’antisemitismo dilaga e nelle strade iniziano le aggressioni organizzate contro la popolazione ebraica. Imi non resta a guardare: insieme ad altri giovani come lui inizia a difendere fisicamente il suo quartiere. Non lo fa per rabbia o per vendetta, ma per proteggere. È lì, in quelle risse vere, con bastoni, coltelli e cinghie, che capisce una cosa fondamentale: la lotta da strada non ha niente a che fare con lo sport. Sul ring ci sono regole, rispetto, arbitri. In strada c’è solo il tempo di decidere: o agisci subito, o subisci.
Da queste esperienze comincia a nascere un metodo. Un modo di reagire basato su pochi principi semplici, istintivi, ripetibili. Un metodo che non premia il più forte, ma quello che rimane lucido. Imi capisce che bisogna allenare l’istinto, ma dargli una forma efficace.
Nel 1940, con l’occupazione nazista della Cecoslovacchia, è costretto a fuggire. Parte con un gruppo di uomini su una nave malridotta e, durante il viaggio verso la Palestina, rischia di morire cercando di salvare altri naufraghi. Quando arriva, è esausto ma determinato. Inizia a collaborare con la Haganah, le forze clandestine della resistenza ebraica, addestrando le reclute al combattimento corpo a corpo. Dopo la nascita dello Stato di Israele, entra ufficialmente nelle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e diventa istruttore capo per la preparazione fisica e la difesa personale. Il suo metodo, ormai definito, diventa lo standard di addestramento per migliaia di soldati, in particolare per le unità speciali.
Foto online licenza Creative Commons e dalla pagina facebook Imi Lichtenfeld
Nel 1964 lascia l’esercito, ma non si ferma. Inizia ad adattare il Krav Maga ai civili, convinto che tutti, donne e uomini, giovani e meno giovani, dovessero avere il diritto e la possibilità di difendersi, senza dover essere atleti o esperti di arti marziali. Apre scuole, forma istruttori, crea una struttura organizzativa per diffondere il suo metodo, sempre fedele all’idea originale: essere pronti, senza cercare la violenza. Imi Lichtenfeld muore nel 1998 a Netanya, la città dove aveva fondato il suo centro. Ma quello che ha lasciato va oltre le tecniche. Il Krav Maga non è una collezione di mosse: è un modo di stare nel mondo, di osservare cosa succede intorno, di imparare a fidarsi del proprio corpo e a reagire quando serve. Il suo motto, semplice e profondo, continua a guidare ogni vero praticante:
“So that one may walk in peace.”
(Perché ciascuno possa camminare in pace.)
Il nostro Master IKM Gabi Noah è stato allievo diretto del grande Imi Lichtenfeld e noi oggi abbiamo l’onore e l’emozione di continuare ad apprendere questo metodo anche grazie al nostro istruttore Giuseppe Crispatzu, formatosi a sua volta con Gabi.